
Camminare (e pedalare) per trasformare la città
Abstract
La città contemporanea è disegnata e organizzata prevalentemente per soddisfare le esigenze di chi si sposta utilizzando l'automobile, è una città a misura di automobilista.
Di conseguenza, chi non vuole o (più spesso) non può usare l'automobile per effettuare i propri spostamenti vede negarsi quotidianamente la possibilità di esercitare pienamente il proprio diritto fondamentale di muoversi liberamente, autonomamente e in sicurezza e la possibilità di "usare" gli spazi della città sottratti dalle automobili all'uso pubblico e collettivo.
Compito dell'urbanistica è definire e attuare progetti e politiche di promozione del diritto di mobilità e del diritto alla città per tutti e ciascuno. Progetti e politiche che devono necessariamente prevedere una riduzione del numero complessivo di automobili circolanti.
Per ottenere questo importante ma difficile risultato è necessario attivare la collaborazione volontaria, consapevole e responsabile degli abitanti.
L'urbanistica deve dunque porsi il problema di come attivare l'apprendimento sociale in grado di determinare un vero e proprio cambiamento culturale in materia di mobilità.
In questo articolo proveremo a spiegare perché e come può essere utile fare riferimento ai presupposti e alle modalità d'azione di quell'insieme di iniziative collettive, spesso giocose, di riappropriazione, "liberazione", occupazione degli spazi e delle strade della città che, pur essendo pubblici sulla carta, sono di fatto privatizzati, perché ad uso pressoché esclusivo dalle automobili: Critical Mass, Piedibus, Parking Day, ecc.
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DOI: http://dx.doi.org/10.6092%2F1970-9870%2F605
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