
Il Paesaggio della città della ricostruzione
Abstract
Il terremoto del Belice e la ricostruzione che ne seguì negli anni a venire segnano il momento di definitiva cancellazione dei paesaggi agrari e, in qualche misura, della stessa civiltà contadina. L’evento cade in un momento di grandi incertezze, nel quale si stavano già misurando le riflessioni sullo sviluppo del territorio, tra le quali ricordiamo quelle di Dolci e Doglio, in un periodo in cui si affacciava una nuova cultura prevalentemente urbana. Dal dibattito emergeranno inizialmente ipotesi molto differenti tra loro, e saranno i sindaci dei vari comuni a farsi carico di una prima aggregazione delle forze per la soluzione dei principali problemi dell’emergenza.
Emerge la voglia di confrontarsi con i modelli della cultura europea e le due culture sembrano incontrarsi nella formazione di desideri e soluzioni. Un primo atteggiamento non vede più la campagna e tende a cancellarla attraverso ipotesi di forme dichiaratamente urbane. Un secondo atteggiamento, associabile al primo propone modelli sperimentati in altri paesi. L’evento calamitoso accelerò l’evoluzione di questa parte del territorio verso mutazioni non tutte volute o necessarie.
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PDFDOI: http://dx.doi.org/10.6092%2F2281-4574%2F1387
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Direttore scientifico responsabile: Mario Coletta| print ISSN 1974-6849 | electronic ISSN 2281-4574 | © 2008 | Registrazione: Cancelleria del Tribunale di Napoli, n° 46, 08/05/2008 | Rivista cartacea edita dalle Edizioni Scientifiche Italiane e rivista on line realizzata con Open Journal System e pubblicata dal Centro di Ateneo per le Biblioteche dell'Università di Napoli Federico II.